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Il Gatto...

Alimentazione.
Salute.

Dieci domande e dieci autorevoli risposte di Desmond Morris.
(da un allegato alla rivista Gardenia)

Perché un gatto fa le fusa?
La risposta appare abbastanza scontata: perché è soddisfatto. In realtà, ripetute osservazioni hanno dimostrato che i gatti fanno spesso le fusa, a lungo e rumorosamente, anche quando soffrono, sono feriti, partoriscono e perfino quando sono in punto di morte, tutte situazioni in cui non si possono certo ritenere soddisfatti. In realtà, facendo le fusa, il gatto comunica uno stato d'animo amichevole: per esempio, se è ferito, può trattarsi di un segnale inviato al padrone per chiedere aiuto o per ringraziarlo delle attenzioni ricevute.
I gattini fanno le fusa già a una settimana di vita, mentre vengono allattati. In questo caso il tipico "ron ron" serve a far sapere alla madre che tutto va per il meglio e che il latte sta arrivando regolarmente a destinazione. Mamma gatta, a sua volta, fa le fusa per comunicare che anche la sua è una situazione di rilassamento e benessere.
Le fusa non sono altro che una specie di respiro pesante: a ogni inalazione ed esalazione, l'aria passa sulle cosiddette "pieghe vestibolari" o "false corde vocali" (situate nella laringe accanto alle vere corde vocali) facendole vibrare; la ritmicità del suono è dovuta alla contrazione dei muscoli della laringe che, per trenta volte al secondo, interrompono il flusso d'aria
Perché il gatto si struscia contro le gambe in segno di saluto?
Per stabilire con voi un rapporto amichevole, ma non solo per questo. Di solito inizia il cerimoniale di saluto premendo contro di voi la parte superiore della testa o un lato del muso, quindi prosegue strusciando tutto il fianco contro la vostra gamba, intorno alla quale, infine, attorciglia leggermente la coda. Poi vi guarda e ripete l'operazione, spesso per molte volte. Se vi chinate ad accarezzarlo, accentua il suo comportamento, magari premendo il lato della bocca contro la vostra mano, o dando un colpetto con la testa verso l'alto. Infine, esaurito il rituale, si allontana, si siede e inizia a leccarsi i fianchi.
Tutte queste azioni mirano essenzialmente a realizzare con l'uomo uno scambio di odori. L'animale infatti è dotato di ghiandole odorifere situate sulle tempie, ai lati della bocca e alla radice della coda. Senza che voi ve ne siate resi conto, il gatto vi ha trasmesso l'odore prodotto da queste ghiandole: è importante per lui che gli amati membri della sua famiglia condividano il suo odore, perché in questo modo si sente più a suo agio in mezzo a loro.
Per il gatto, inoltre, è molto importante anche "leggere" i nostri segnali odorosi. Cosa che fa quando, dopo avere strofinato il fianco contro la nostra gamba, si siede e "assaggia" il nostro odore con la lingua, leccandosi la pelliccia che ne è impregnata.
Perché i gatti bevono l'acqua sporca?
Alcuni proprietari di gatti hanno notato con una certa preoccupazione che i loro amati felini sembrano avere una passione per l'acqua di pozze e pozzanghere. Questo, nonostante abbiano sempre a disposizione una ciotola di acqua pulita. Perché si comportano in questo modo?
Vi sono due fattori da prendere in considerazione. In primo luogo l'acqua del rubinetto di solito viene sottoposta a forti trattamenti chimici e spesso contiene così tanto cloro da avere un odore caratteristico che risulta insopportabile al fine odorato del gatto. Oppure, peggio ancora, la ciotola può essere stata pulita con qualche detersivo: è un'abitudine comunque negativa anche per le ciotole del cibo, ma almeno in queste c'è il forte odore del pesce o della carne a stemperare la "puzza" del detersivo. L'acqua stagnante diventa quindi molto più invitante, anche se piena di microbi e vegetazione in putrefazione: si tratta pur sempre di materia organica e naturale che può solo aggiungere all'acqua un sapore stuzzicante. Occorre quindi che, dopo aver lavato la ciotola, la si risciacqui molto accuratamente. Inoltre bisognerebbe lasciare riposare per un po' di tempo l'acqua del rubinetto prima di darla al gatto, in modo che i prodotti chimici in essa contenuti possano dissolversi.
Perché il gatto batte i denti quando vede un uccellino?
Il gatto, seduto sul davanzale di una finestra, vede all'esterno, al di là del vetro, un uccellino saltellare e si mette a fissarlo intensamente. Nello stesso tempo comincia a compiere un movimento della mandibola che è stato descritto e definito in vario modo: "battito di denti", "spasmo tetanico", "battito frustrato e meccanico delle mascelle". Qual è il suo significato? Si tratta di una cosiddetta "attività a vuoto". Il gatto sta in realtà mimando il morso letale, come se realmente stringesse tra le fauci l'inconsapevole uccellino. Attente osservazioni hanno rivelato che i felini uccidono le loro prede mediante un particolare movimento delle mascelle capace di produrre una morte quasi istantanea della vittima, in modo da ridurre al minimo ogni possibile rischio di essere feriti dal becco affilato di un uccello piuttosto che dai robusti denti di un roditore. Dopo il balzo iniziale, durante il quale immobilizza la preda con le zampe anteriori, il gatto affonda fulmineo i lunghi canini nel collo della vittima, mirando alla nuca e inserendoli, con un brusco movimento delle mascelle, tra le vertebre in modo da recidere il midollo. Ebbene, questo morso corrisponde esattamente al particolare movimento che fa il gatto quando, frustrato, guarda un uccellino al di là del vetro.
Perché il gatto si ostina a graffiare la vostra poltrona preferita?
La risposta è ovvia: per affilarsi le unghie. Pochi tuttavia conoscono l'esatta meccanica dell'operazione. In realtà il gatto strappa letteralmente via lo strato superficiale consumato delle unghie, mettendo allo scoperto quello corneo sottostante, nuovo e affilato. Il processo avviene in modo diverso per le zampe anteriori e per quelle posteriori. Nel primo caso il gatto striscia le zampe contro una superficie ruvida, nel secondo il rivestimento usurato viene staccato con i denti. L'operazione eseguita con gli arti anteriori ha anche un altro scopo: mira a mantenere in esercizio e a irrobustire i muscoli che controllano la retrattilità degli artigli, un apparato di estrema importanza nella caccia, nella lotta e per arrampicarsi. Una terza funzione è la marcatura odorosa. I cuscinetti sono infatti muniti di ghiandole odorifere. Per questo il gatto prende di solito di mira la vostra poltrona preferita: reagisce al fatto che essa è satura del vostro odore e provvede ad aggiungervi il suo.

Secondo D. Morris il gatto soffre sia fisicamente che psicologicamente (perché viene messo in una situazione di svantaggio) se i proprietari gli tagliano le unghie. Dopo avere letto vari testi, consultato veterinari ed osservato le reazioni della mia gatta, sono arrivata alla conclusione che il gatto non soffre se - visto che vive in appartamento e non ha la possibilità di sfruttare appieno gli artigli - gli accorciamo le unghie (si può usare una forbicina apposita, un piccolo tronchesino o chiedere al veterinario di farlo. Attenzione però a troncare solo la punta, in trasparenza potete vedere una parte bianca: non toccatela, quella fa male!!!). E' invece assolutamente crudele asportare le unghie del gatto (purtroppo c'è chi lo fa...), se i vostri mobili sono più importanti del quadrupede peloso scegliete un altro animale (un pesce rosso) oppure un bel peluche. Noi abbiamo educato i nostri gatti a non farsi le unghie dove non devono. Basta, quando i mici sono ancora cuccioli, un secco "no" associato ad un pratico tiragraffi (una tavoletta di legno avvolta nella moquette o uno scatolone) dove porteremo il micio tutte le volte che sta per farsi le unghie sul tappeto. 
Perché il gatto passa tanto tempo a lisciarsi il pelo?
Oltre a eliminare la polvere, lo sporco e i residui dell'ultimo pasto, i ripetuti leccamenti del pelo servono a lisciarlo, aumentandone il potere isolante: una pelliccia arruffata protegge poco e ciò può rappresentare un pericolo quando fa molto freddo. Ma c'è anche un altro motivo. Essendo privi di ghiandole sudorifere, e quindi non potendo ricorrere alla sudorazione per abbassare la temperatura corporea, in estate i gatti si leccano ripetutamente il pelo depositandoci quanta più saliva possibile: l'evaporazione della saliva ha la stessa funzione "rinfrescante" che ha per noi l'evaporazione del sudore sulla pelle. Il comportamento cosiddetto "di pulizia" ha però luogo anche quando il gatto è agitato. In questo caso si tratta di una reazione sostitutiva che serve a ridurre la tensione. Anche noi, nei momenti di stress o di imbarazzo, spesso ci passiamo le mani tra i capelli. E infine, le vigorose leccate stimolano le ghiandole dell'epidermide poste alla base di ogni singolo pelo, il cui secreto serve a mantenere il pelo impermeabile.
Perché al gatto piace essere accarezzato?
Perché considera il padrone come mamma gatta. Nei primi giorni di vita, i micini vengono continuamente leccati dalla madre e le carezze umane provocano sul pelo una sensazione molto simile a quella di una leccata materna. Per il gattino, mamma gatta è "l'essere che nutre, pulisce, protegge", un comportamento che gli umani conservano verso gli animali di casa anche quando sono adulti. Per questo i gatti domestici non crescono mai del tutto: diventano adulti nel fisico e maturano sessualmente, ma il loro atteggiamento nei confronti del padrone rimane quello dei cuccioli verso la madre. Anche i gatti anziani, dunque, sollecitano cure e attenzioni, aspettando che la mano del padrone continui ad agire come una gigantesca lingua materna. Quando vengono accarezzati, i gatti si comportano in modo molto caratteristico: sollevano e irrigidiscono la coda. Si tratta di una reazione tipica dei cuccioli alle cure affettuose della loro vera madre e un invito per lei a esaminare la loro regione ano-genitale.
Perché il gatto sotterra i suoi escrementi?
Non lo fa per un senso di igiene, ma per mitigare il diffondersi dell'odore, e questo è un comportamento tipico di un gatto subordinato, insicuro del proprio rango. Nel caso dei gatti randagi, infatti, si e osservato che i maschi dominanti, ben lungi dal sotterrare gli escrementi, in genere li depongono in punti leggermente sopraelevati, da cui l'odore possa diffondersi il più possibile. Solo i soggetti che occupano posizioni sociali meno elevate li seppelliscono. Il fatto che i felini domestici cerchino sempre di ricoprire le loro deiezioni dimostra quanto si sentano subalterni a noi. Cosa che non deve sorprendere. Gli uomini, infatti, oltre a essere fisicamente più grandi e più forti, hanno il controllo di un importantissimo elemento della vita del gatto: il cibo.
Perché il gatto offre la preda appena catturata ai padroni?
Lo fa perché gli uomini gli sembrano cacciatori davvero inetti! Normalmente il gatto considera i suoi padroni come "pseudogenitori", ma in queste occasioni la situazione si ribalta e li tratta come "pseudofigli". Infatti, quando i gattini non sanno ancora come acchiappare e mangiare topi e uccellini, mamma gatta mostra loro come si fa. Gli umani oggetto di tanto onore reagiscono spesso con raccapriccio o rabbia, specialmente se la piccola vittima dà ancora segni di vita e si divincola. Il povero gatto rimane sconcertato da questa reazione, dal momento che viene rimproverato per un atto di generosità. Il comportamento corretto sarebbe quello di lodare l'animale per il materno altruismo dimostrato, accettare quindi la preda complimentandosi con lui con carezze e attenzioni, e poi, di nascosto, liberare la sfortunata vittima.
Perché il gatto si ingobbisce davanti a un cane sconosciuto?
Quando un gatto sì sente minacciato da un cane, perché non lo conosce o perché questi è chiaramente aggressivo, si alza il più possibile sulle quattro zampe distese e contemporaneamente marca la schiena. Lo scopo principale di questa esibizione è quello di apparire il più grosso possibile, nel tentativo di convincere l'altro che ha di fronte un avversario pericoloso. Alla riuscita della messinscena contribuisce il fatto che contemporaneamente rizza il pelo e si pone di sbieco rispetto al cane, usando il corpo in tutta la sua larghezza, come fa il torero con la muleta. Durante l'esibizione sibila sinistramente, come un serpente, e al momento dell'attacco "sputa" con forza. I gatti più esperti imparano presto che di fronte a un cane aggressivo la miglior linea di condotta è l'attacco. La fuga risveglierebbe nel cane l'istinto della caccia. Per lui, infatti, "qualcosa che scappa" significa una sola cosa: preda.
 

Alimentazione.

Leggendo vari testi ho trovato informazioni contraddittorie riguardo l'alimentazione (e non solo) del gatto. Ho quindi preparato questo elenco basandomi su più testi, sui consigli di vari veterinari e sulla mia esperienza. Non stupitevi quindi se su qualche rivista troverete informazioni diverse (ricordate inoltre che i produttori di cibi pronti scoraggiano per ovvi motivi l'utilizzi di ingredienti casalinghi).

Innanzitutto, attenzione a quanto segue:

NON somministrate cibi freddi di frigorifero ma a temperatura ambiente o tiepidi (non solo per motivi di salute ma anche perché il gatto è in natura un predatore ed è abituato a mangiare le prede appena catturate, quindi ancora tiepide. Inoltre i cibi tiepidi rilasciano un profumo che li rende appetitosi rispetto ai cibi che arrivano direttamente dal frigorifero e che possono avere un odore sgradevole per il gatto);
Frattaglie e pesce solo dopo cottura;
NON condire il pesce con limone (velenoso per il gatto) e togliere le spine;
Ridurre al minimo salumi e insaccati;
NO alla carne con ossa che si scheggiano (pollame, coniglio);
I molluschi possono risultare indigesti;
Il latte - preferibilmente intero - va somministrato SOLO se ottimamente tollerato (in molti soggetti dà diarrea);
Evitare formaggi piccanti, grassi e salati;
NO all'albume crudo (il tuorlo invece va bene): neutralizza la biotina.
NO alle patate, favoriscono la formazione di boli di pelo;
Rimuovere dalle croste del formaggio eventuali rivestimenti e grattare via le scritte;
NO a pane e dolciumi;
NO al cibo per cani (sembra ovvio, eppure...);
Non diamo al micio gli avanzi del nostro pasto se troppo conditi o fritti.

Oltre agli appositi cibi per gatto, scatolette e croccantini, possiamo variare l'alimentazione del quadrupede utilizzando vari cibi che di solito sono già in casa. Ricordiamoci sempre che il gatto è un carnivoro, l'apporto di proteine animali deve essere elevato. Se siete vegetariani, non costringete il micio a seguire la vostra dieta...

Carne cruda (a pezzetti o macinata) o poco cotta;
Frattaglie cotte;
Pesce cotto (anche al microonde) senza spine (al supermercato si trovano comode buste di filetto di merluzzo surgelato senza pelle e senza spine);
Carne in scatola in gelatina;
Sardine, tonno, sgombri sott'olio o al naturale;
Formaggi freschi o stagionati dolci (ricotta, mozzarella);
Uovo cotto o tuorlo crudo (non più di due alla settimana);
Riso in bianco bollito (o poca pasta) assieme a qualsiasi degli alimenti sopra citati;
Il brodo dei bolliti può essere utilizzato per condire cibi secchi;
Verdure cotte - tranne le patate. (A Guiny piacciono molto: mais, broccoli, piselli, zucchine e carote);
Raramente polpa di frutta ben matura o cotta.
Per lo svezzamento: omogeneizzati, riso in polvere.

Scatolette (umido) e croccantini (secco): scegli i mangini dove gli ingredienti sono specificati con chiarezza, esempio: pollo, manzo, tonno, agnello, ecc...
Evitare le diciture: carne e sottoprodotti, pesce o sottoprodotti.


Salute

MEDICINA FELINA
COSA C'E' DI NUOVO SULLE PRINCIPALI PATOLOGIE DEL GATTO.
Durante un recente congresso Aivpa-Aivpafe è stata fatta un'ampia panoramica sulle principali malattie infettive e parassitarie che colpiscono il gatto, dalla peritonite infettiva, all'emobartonellosi, sino alla filariosi felina. Eccone in sintesi i contenuti.

Nel corso del congresso Aivpa-Aivpafe dedicato alla "Medicina felina", il prof. Horzinek (Dept. Infections Diseases and Immunology e Veterinary Research and Graduate School Animal Health, Utrecht, Olanda) e la Prof.ssa Pennisi (Dipartimento di Medicina e Farmacologia Veterinaria, Università degli Studi di Messina) hanno fornito un ampio quadro sulle novità scientifiche riguardanti le diverse patologie del gatto.

FIP dalla A alla Z

Il prof. Horzinek ha trattato le infezioni da Coronavirus e, in particolare, gli aspetti clinici e diagnostici della peritonite infettiva, patologia ancora di difficile collocazione e terapia.
La FIP colpisce abitualmente i soggetti riuniti in gruppi con un'alta concentrazione di animali di circa 1 o 2 anni di età. Esistono linee genetiche più predisposte come il Birmano e il Persiano mentre il Bengala ha una bassa diffusione.
Il Coronavirus con le sue varianti è molti diffuso e si può suddividere in FIPV (virus della peritonite infettiva felina) con due biotipi e in FeCV (Coronavirus felino enterico). Le fonti di infezione abituali sono la via orale e la trasmissione attraverso le feci; il passaggio attraverso l'utero è possibile ma estremamente raro.
Per quanto riguarda la contaminazione ambientale, si può affermare che il Coronavirus sopravvive nell'ambiente poche settimane, ad eccezione di alcuni ceppi. Per questo motivo si pensa che la contaminazione ambientale, laddove esista un'igiene adeguata, rivesta una scarsa importanza. E' stato anche dimostrato che il contatto con i gatti infetti non rappresenti inevitabilmente una fonte d'infezione. Un gatto con un buon sistema immunitario, esposto al FIPV, può però non presentare segni clinici, ma diventare portatore. E' possibile anche una mutazione spontanea del FeCV.
La patogenesi della FIP si può riassumere considerando un gatto in una colonia che viene tolto dall'ambiente naturale per vivere in famiglia. Questo soggetto sarà esposto a una serie di stress fisici e psichici che consistono in: cambio dell'ambiente; anestesia per un eventuale intervento di orchiectomia; contatto con altri agenti infettivi. Tali stress potrebbero portare alla replicazione del FeCV e all'eventuale mutazione in FIPV. A questo punto, se il soggetto in questione è in grado di avere una forte risposta immunitaria, potrà essere protetto; se invece la risposta è scarsa e compromessa, si avrà lo sviluppo della patologia clinica.
Fattori predisponenti di questa malattia sono la modalità di infezione (via orale), l'età del gatto e la sensibilità genetica.
I sintomi precoci sono spesso aspecifici: piressia fluttuante, letargia generale, inappetenza, diarrea intermittente o lieve, segni respiratori. Il 70% dei casi di FIP sono collegati alla forma effusiva con ascite, distensione non dolente dell'addome, dispnea, pleurite. Il sito del versamento può essere diverso: nel 64% dei casi è colpito l'addome , nel 12% il torace, nel 24% entrambi. A volte si riscontra un versamento pericardico. La formula non effusiva (secca) della FIP è caratterizzata da lesioni piogranulomatose a vari organi: rene (nefrite piogranulomatosa), addome (linfoadenopatie), fegato (epatite piogranulomatosa), polmone (polmonite piogranulomatosa). E' possibile riscontrare il coinvolgimento oculare con uveite anteriore e retinite. Il sistema nervoso centrale puè essere colpito da una meningoencefalite piogranulomatosa multifocale. I segni clinici sono molto diversi per cui le diagnosi differenziali sono molteplici. Non esiste un segno patognomonico e spesso i soggetti sono colpiti da una forma mista con presenza di granulomi e versamenti. La diagnosi si basa sull'anamnesi (segni clinici), sugli esami di laboratorio, sui reperti radiologici, ecografici (utili per evidenziare un versamento non rilevabile all'esame clinico ed eventuali lesioni piogranulomatose) e sulla biopsia. L'ematologia può frequentemente evidenziare alterazioni non specifiche: linfopenia, neutrofilia da lieve a moderata, anemia, leucocitosi. Si osservano iperglobulinemia policlonale (gamma, alfa-2, beta), ipoalbulinemia, aumento dell'azotemia, della creatinina e della bilirubina.
L'esame citologico del versamento evidenzia un'infiammazione non settica, con neutrofili non degenerati, macrofagi, linfociti. L'immunofluorescenza diretta e la PCR sul preparato citologico rappresentano gli unici esami che potrebbero confermare ha FIP. La sierologia è poco significativa: è gruppo specifica, in quanto evidenzia il Coronavirus senza indicarne il tipo e non dice se si tratta di un'infezione corrente o passata.

I segreti dell'emobartonellosi

Nel corso delle due giornate del congresso la prof.ssa Pennisi ha presentato una relazione sulle malattie trasmesse da artropodi nel gatto.
L'Haemobartonella è conosciuta da oltre 60 anni ma è notizia recente che il microrganismo non sia una rickettisia, come invece si pensava, ma un micoplasma che crea un danno alla membrana eritrocitaria determinando una precoce risposta immunitaria. La trasmissione sperimentale è stata ottenuta sia per via orale che per via endovenosa, mentre la trasmissione naturale sembra che avvenga sicuramente con la via verticale attraverso ha madre, oppure tramite artropodi ematofagi, quali le pulci e le zecche, anche se non esiste una certezza assoluta. Si ipotizza che la trasmissione possa avvenire tramite i morsi.
La via di diffusione sicuramente accertata rimane quella che avviene attraverso le emotrasfusioni. L'infezione sperimentale può avere un decorso asintomatico oppure evolvere in modo acuto, grave, mortale. Se si ottiene ha remissione dei sintomi, il soggetto rimarrà portatore.
Nella fase acuta della malattia si osserva una parassitemia elevata ciclica con rapida scomparsa e successiva ricomparsa a livello splenico delle emazie. In questa sede si ha la rimozione del parassita dai globuli rossi da parte dei macrofagi e il successivo ritorno in circolo delle emazie.
Se si ha una buona risposta del midollo osseo e dell'animale, si può ottenere la guarigione clinica (con aumento dell'ematocrito) e l'instaurarsi di un'infezione cronica. Si crea un equilibrio tra il microrganismo e il suo ospite con un'anemia borderline. In seguito a stress o a malattie intercorrenti si può avere una riattivazione.
I sintomi collegati con la forma emolitica acuta sono ittero, anemia, splenomegalia, iperglicemia, iperbilirubinemia, ipertermia per uno o due giorni, letargia e anoressia. La sintomatologia risulta
estremamente grave se si è in presenza di malattie intercorrenti quali la leucemia felina. Per quanto riguarda la diagnosi microscopica, questa è possibile solo in fase acuta: è importante fare immediatamente lo striscio di sangue dopo il prelievo (l'anticoagulante nella provetta favorisce il distacco del parassita dal globulo rosso).
Per testare i donatori di sangue è consigliabile utilizzare la PCR.
Le modificazioni ematiche consistono in anemia macrocitica, anisocitosi, eritrofagocitosi in circolo, poichilocitosi, leucopenia e leucocitosi. Il test di Coomb risulta positivo. Caratteristica è l'autoagglutinazione spontanea a livello macroscopico e microscopico. Per determinare la prognosi è necessario effettuare un emocromo nelle prime 48 ore dopo l'inizio del la terapia, oltre a valutare la presenza di altre infezioni concomitanti. Il protocollo terapeutico consiste nella somministrazione di doxiciclina (10 mg/kg/sid per 21 giorni), associata a prednisone (1-2 mg /kg/bid) e fluidoterapia.
La Bartonella è un microganismo bastoncellare, gram negativo, intraeritrocitario.
La malattia riveste un'importanza particolare in quanto può venire trasmessa all'uomo, soprattutto in soggetti immunodepressi (Malattia da graffio del gatto con agente eziologico Bartonella henselae). I felidi fungono da serbatoio e la trasmissione avviene tramite la pulce, comprese le deiezioni.
Risulta quindi fondamentale una buona profilassi contro questi ectoparassiti. La sintomatologia nel gatto, da infezione sperimentale, è caratterizzata da letargia e anemia transitoria.
La diagnosi è fondamentale in gatti conviventi con persone non immunocompetenti o con malattie in corso. La sierodiagnosi è poco affidabile mentre è valida la PCR.

Patologie parassitarie e non

L'ehrlichiosi felina non risulta molto diffusa (sono stati descritti 50 casi in 20 anni). In Svezia si è evidenziato un caso di Ehrlichia omologa a quella umana. Solitamente, la malattia è presente in concomitanza con altre patologie intercorrenti e la terapia consiste in doxiciclina ed enrofloxacina.
La babesiosi è una malattia eccezionale in Europa mentre l'epatozoonosi felina e stata descritta in alcuni soggetti che presentavano infezioni concomitanti da FIV o leucemia felina.
I sintomi sono vari e la terapia consiste nella somministrazione di doxiciclina.
La leishmaniosi si riscontra nel bacino del Mediterraneo, come nel cane. La cute si presenta con ulcere e noduli su testa, palpebre, labbra e padiglioni auricolari. In un caso si è osservata una dermatite squamosa con alopecia. In Italia si sono avuti due casi provenienti dalle isole Eolie. Nel primo si trattava di un gatto affetto da FIV, con esiti di uveite e presenza di ulcere da circa una anno e altre lesioni cistiche da cui, tramite prelievo, si sono messi in evidenza macrofagi con leishmanie all'interno.
Il secondo soggetto presentava una dermatite ulcerativa al collo con gengivite e linfoadenopatia sotto-mandibolare. Era presente l'erniazione del vitreo nella camera anteriore dell'occhio destro, mentre nel sinistro si osservava un esito di uveite. L'agoaspirato dei linfonodi metteva in evidenza le leishmanie. Il protidogramma risutava caratteristico, con iperglobulinemia a orecchie di gatto. E' interessante la valutazione dell'eventuale ruolo epidemiologico del gatto.
La filariosi felina è presente nei luoghi dove tale patologia risulta endemica. Sono più colpiti i maschi. E stata descritta una forma asintomatica nella maggior parte dei gatti che ospitano uno o più parassiti adulti.
Tale forma può poi evolvere in qualunque momento in una forma acuta o iperacuta.
Nelle forme croniche si hanno dispnea, tosse e vomito cronico.
Agli esami specifici la microfilaremia può risultare anche assente: è necessario avere a disposizione una notevole quantità di sangue (4-5 ml).
La terapia conservativa consiste nella somministrazione di prednisone alla dose di 2-4 mg/k g/48 ore con rischi di aggravamento. La terapia adulticida si basa sulla somministrazione di tiacetarsamide (2,2 mg/kg bid ev per due giorni).
La chemioprofilassi si effettua con ivermectina, milbemicina e selamectina.

Raffaella Bestonso
Riccione, 28-29/11/2000, Congresso Aivapa-Aivapfe di "Medicina felina". 
Da La Settimana Veterinaria n° 277 del 15/11/2000 alle pagg. 4 e 5.

Links:

Pronto Soccorso per Cani e Gatti